"La Pittura l'è Morta."

 

 

Le Origini

 

Anselmo Adami nasce ad Hasselburg nel 1965. Già dal periodo in cui frequentava l'asilo scoprì di amare il disegno e trascorse così l'infanzia fra matite colorate e fogli bianchi, dove la pura e libera fantasia avrebbe riempito lo spazio vuoto. Ma si accorse anche della differenza incolmabile tra ciò che la fantasia avrebbe voluto raffigurare e ciò che in realtà prendeva forma sul foglio dalla sua mano. Questa frustrazione non si placava mai, anzi, con il passare del tempo cresceva e lo intristiva fino a deprimerlo. All'età di otto anni avvenne la svolta salvifica: ricevette in dono una macchina fotografica da sua zia Penta. E così il sorriso tornò a splendere sul volto del fanciullo che aveva appena scoperto l'arte di chi non sa disegnare: la fotografia. 

 

Ritratto della Zia Penta, 1973

 

 

Ritratto di Pino Jommello, 1974

 

La sua prima foto è quindi il ritratto della zia benefattrice: un'opera liberatoria che riscatta l'artista dalla schiavitù del pennello, un'opera "..di una bellezza che non può lasciare insensibili" (Pastello Manfretto, Appunti sull'Arte del Disegno Fotografico, Editori Sparsi, Sperola 1975) . Divenne così in breve tempo non solo il punto di riferimento delle persone che non potevano permettersi il lusso di ricorrere ad un pittore, ma anche una speranza per tutti i pittori mancati e per le persone digiune d'arte. Con la sua opera successiva, un ritratto ambientato di Pino Jommello, ferroviere in pensione, apre la strada ad un successo straordinario in tutto il condominio dove abitava. Ma la discussione estetica continuò su un piano prossimo a quello giuridico, poichè lo studio di Adami era considerato "troppo rumoroso" da alcuni dirimpettai. Dalla circolare dell'Assemblea Condominiale in Seconda Convocazione datata 4 novembre 1974, si legge infatti che "... li condomini tutti sono disposti a considerare il disegno fotografico un'arte con pari dignità rispetto alla pittura, purchè il fotografo eviti di schiamazzare, specie dopo le ore 21:00".

 

Omaggio a Parrasio, 1976

 

La grandezza del suo talento venne finalmente riconosciuta dalla critica ufficiale ed accademica nel 1976,  infatti fu pubblicata una entusiastica recensione critica alla fotografia "Omaggio a Parrasio" sul Commentario Fotografico Nazionale del mese di novembre. Ecco alcuni stralci: "... ispirato dal Funesto Demiurgo, un pomeriggio di metà agosto, Anselmo chiuse il proprio compagno di banco nell'automobile del nonno e ne documentò l'agonia durata tre giorni con questo terso servizio. Le incrinature del vetro furono provocate da inopportuni e disperati tentativi di fuga del soggetto, che prima di cadere in coma si mise a dare testate nel parabrezza. Si osservi come la linea verticale divida l'occhio del modello in due parti simmetriche conferendo al tutto un senso di sereno equilibrio, confermato dal convergere delle nervature sul centro in basso a sinistra, punto focale di tutta l'opera."     

 

 

La Maturità

 

Gli anni successivi al 1976 vedono Adami impegnato non solo nei ritratti che lo resero famoso, ma anche in severi studi tecnico-fotografici finalizzati al nobile scopo di affrancare una volta per tutte la fotografia dall'odiata pittura. Una foto rappresentativa del nuovo corso, non priva comunque di una certa poetica, è senz'altro "Assi senza cardi", opera realizzata tenendo conto sia di criteri eminentemente ottico-fisici, sia di quei canoni classici che fin dall'antichità sono stati universalmente riconosciuti come costitutivi della bellezza.

 

Assi senza cardi, 1979

 

A partire dal 1980 scopre una drammatica lacerazione all'interno del mondo della fotografia: da un lato si trovavano i fotografi reportagisti e documentaristi e dall'altro i fotografi contemplativi e creativi. Conscio del fatto che "la pittura la si può vincere solo se si è uniti" (Conferenza Intercondominiale di Arte Politica Economia e Società, Atti non registrati, 15 Agosto 1980, Bar Sport di Pinarella di Genova) , si dedicò alla realizzazione di opere cosiddette di sintesi tra le due diverse anime della fotografia, cercando così di metterle in comunicazione. In realtà non ottenne sempre unanimi consensi, ma  in quel periodo si preoccupò soltanto di esprimere la sua nuova vena creativa, senza dare ascolto a commenti di alcun genere. Realizzò opere molto ardite, dove mai appariva chiaro quale fosse il confine tra la poesia dell'invenzione e la razionale oggettività del racconto. Fra le tante, la fotografia ritenuta maggiormente significativa di questo nuovo genere improntato ad una ardita sintesi artistica, è senz'altro "Frangipane in azione".

 

Amore a prima vista, 1980

 

 Cara, manca il sale. 1982

L'abominevole Uomo delle piante, 1983

 

Frangipane in azione, 1986

 

Partenza per Lourdes, 1987

 

Il Trionfo

 

Finalmente, dopo tanta ricerca, prestò maggiore attenzione alle critiche. Sapeva di meritare un successo molto più grande di quello che già aveva ottenuto. Capì che per conquistarsi la fama doveva impiegare molto tempo e che quindi potevano essere necessari sacrifici. Smise allora di fotografare e si dedicò esclusivamente all'associazionismo tra fotografi. Il successo aumentò subito, infatti i suoi dirimpettai notarono le più frequenti assenze dei soliti schiamazzi serali e quindi cominciarono a parlare benissimo di lui e della sua arte, divulgandone così l'immagine del fotografo di leggendaria bravura. Il suo tenace presenzialismo nel mondo delle associazioni artistiche e fotografiche lo innalzò immediatamente ai vertici  delle stesse. Non pago, fondò o si unì ai soci fondatori di ben 106 diversi movimenti fotografici, anche aventi manifesti artistici in contraddizione tra loro, e procurò parecchi associati a tutti utilizzando senza scrupoli ogni mezzo, anche doloso. Fu particolarmente violento durante la campagna di arruolamento per il Movimento Fotografico Omerico, ma riuscì miracolosamente a sfuggire alla giustizia. A partire dal 1990 tutte le associazioni fotografiche cui era iscritto iniziarono a conferirgli  premi speciali annuali appositamente inventati per lui.

 

 


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